Cogli l’attimo

29/02/2012

Tu non chiedere – non è dato saperlo – quale destino

a me, a te, gli dei abbiano riservato, Leuconoè.

E agli indovini babilonesi non rivolgerti neppure.

È tanto più bello accettare qualsiasi cosa sarà,

sia che Giove ci conceda tanti inverni

sia che Giove ci conceda l’ultimo, che ora

il mare affaticato scaglia contro gli scogli.

Sii saggia: mesci il vino e spezza

le grandi speranze in piccoli attimi.

Mentre parliamo, fugge il tempo invidioso:

del futuro non ti fidare, cogli l’attimo.

Carmina I, 11 di Quinto Orazio Flacco, trad. Me Medesimo

Aveva tante cose da dire, questo poeta latino. Tante cose che poi sono state riprese, ridette in tanti altri modi, declinate secondo il gusto del secolo che le accoglieva. Ma il nucleo è qui. Il carpe diem, concetto che più moderno non si può, è qui. È un inno a vivere la vita appieno, quello di Orazio. Il non fidarsi del futuro non significa non pianificare, lasciarsi vivere. Significa costruire giorno per giorno. Vivere gioie e dolori, vittorie e sconfitte sapendo che all’alba è possibile ricominciare. Che il giorno dopo non vale nulla se non hai tratto il massimo da quello prima. E allora versiamoci un buon vino e viviamo. Viviamo e basta.

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